La 24a edizione della leggendaria IRONBIKE si terrà dal 22 al 29 luglio 2017.
Gli organizzatori dell’Iron Bike sostengono di organizzare la più dura gara del mondo di mountain bike e i suoi numeri lo confermano: 8 giorni, 700 km e 26.000 metri di altitudine da superare. Ha un alto tasso di abbandono, con solo il 50% dei partecipanti che durano l’intera settimana a causa del grosso dislivello da affrontare. Tuttavia, questa avventura sulle Alpi piemontesi è conosciuta sopratutto per l’incredibile paesaggio e un’organizzazione impeccabile, che lo rende un must per ogni masochista delle stage race mtb.

17 DICEMBRE alle ORE 9,30 apriranno le iscrizioni:
– 600 € per 20 posti venduti solo on line;
– 700 € fino al 28 febbraio (o fino ad esaurimento posti)
– 800 € fino al 31 marzo (o fino ad esaurimento posti)
Posti disponibili 120

LA QUOTA DI ISCRIZIONE COMPRENDE:
– vitto, a partire dalla cena del primo giorno (prologo Limone Piemonte) al rifornimento d’arrivo dell’ultimo giorno (Sauze d’Oulx). Il vitto comprende colazione, rifornimenti sul percorso (3 o più per tappa a seconda del percorso), rifornimento d’arrivo, cena. I rifornimenti sono in genere abbondanti e completi, è, comunque, sempre consigliabile portare con se barrette o altri alimenti per far fronte ad eventuali cali di energia tra un rifornimento e l’altro. – Trasporto del bagaglio da un posto tappa all’altro, il peso massimo consentito per il bagaglio è di 30 kg, tenda inclusa. – Docce, servizi, lavaggio bici al campo base. – Recupero in caso di ritiro durante le tappe. – Assistenza medica.
LA QUOTA DI ISCRIZIONE NON COMPRENDE:
– servizio massaggi: un team di professionisti segue la gara fornendo un servizio di massaggi a pagamento ai concorrenti. Possibilità di acquistare carnet di abbonamento a prezzi scontati, da definire direttamente con il Responsabile del team. – Servizio di meccanico: i meccanici ufficiali saranno presenti al campo base ed in alcuni punti critici del percorso. Anche qui il pagamento avverrà direttamente a loro. – Rientro dei concorrenti che decidono di abbandonare la gara. L’organizzazione potrà, a sua discrezione, decidere di accompagnare il concorrente alla stazione (di treni o di autobus) più vicina, o alla vettura, ma ciò potrà essere deciso solo di volta in volta e solo dopo lo spostamento e la sistemazione del campo base, in questo caso il concorrente dovrà attendere che i responsabili del campo base organizzino il trasferimento. – Tutto quanto non espressamente indicato in la quota comprende.

TAPPE

23 luglio: LIMONE PIEMONTE verifiche tecniche, consegna pacco gara e trasferimento per il prologo di 38 km che partirà da Tenda (Francia)

24 luglio 1a tappa: LIMONE PIEMONTE – ACCEGLIO tappa molto impegnativa!

25 luglio 2a tappa ACCEGLIO – CAVOUR si parte con una salita di 1800 m per raggiungere la cina del MONTE BELLINO

26 luglio 3a tappa CAVOUR – BOBBIO PELLICE attraverso la VAL PELLICE sui sentieri dei Valdesi

27 luglio 4a tappa: BOBBIO PELLICE – PRAMOLLO il giro dei the 3 rifugio e le piste da sci di Prali

28 luglio 5a tappa: PRAMOLLO – USSEAUX – RIFUGIO SELLERIES una delle tappe più impegnative con una nuova prova speciale di 28 km attraverso i 7 ponti del Vallone del Gran Dubbione, piatto forte del giorno lo straordinario singletrack in discesa dall’Albergian; riuscirete a dimenticare la tremenda salita che l’ha preceduto?

29 luglio 6a tappa: SELLERIES HUT – SESTRIERE l’immancabile discesa dei 4000 gradini del Forte di Fenestrelle e il simbolo dell’Ironbike lo CHABERTON con i suoi 3131 m di altezza

30 luglio 7a e ultima tappa: SESTRIERE – SAUZE D’OULX una tappa relativamente “facile”…. ma ATTENZIONE MAI SOTTOVALUTARE L’IRONBIKE !

STORIA

L’Iron Bike nacque (per colmo d’ironia) dal gruppo che aveva organizzato la prima edizione della Fausto Coppi, ma gestito le importanti manifestazioni di fuoristrada in provincia di Cuneo ed all’estero (Qatar,Oman, Monte Sinai), ed aveva partecipato a manifestazioni massacranti in altri continenti, quali soprattutto la Parigi-Dakar, sempre automobilisticamente o motociclisticamente. Fu questa l’idea: trasferire in un campo più fruibile, quali le nostre montagne, una manifestazione di dichiarata durezza utilizzando un mezzo che, secondo la tendenza del momento, non avrebbe incontrato l’ostilità della pletora dei camminatori, randonneurs, papà con figli sulle spalle, mogli sfatte dalla fatica che iniziavano ad invadere i sentieri e (assurdamente) le strade delle montagne.
L’onda politica dei “Verdi” – invece di incoraggiare gli amanti della montagna ad arrampicarsi per sentieri e faticosamente percorrere impervie giogaie dove i mezzi meccanici comunque non avrebbero potuto salire – concluse che era meglio chiudere le strade faticosamente costruite negli anni per i mezzi a motore, e riservarle alle folle a piedi. Non essendo disposti a rinunciare, per l’assurdità delle leggi del momento – dalla “Galasso” in poi – ad andare anche noi sui monti, fu inventata la competizione che, utilizzando un mezzo non invasivo come la mountain bike, permettesse agli organizzatori, per ovvie ragioni di monitoraggio, sicurezza e recupero, di continuare su questi percorsi, ormai off-limits, con mezzi di più rapido intervento quali le tanto disprezzate moto, le auto fuoristrada e, perché no … l’elicottero.
Va notato che le leggi proibizionistiche generarono, come sempre (proprio come il proibizionismo americano degli anni Trenta) una crescita di vendita di veicoli fuoristrada che invasero le nostre città – e poco le montagne – con carrozzerie ingombranti, quattro ruote motrici, due differenziali, marce ridotte e soprattutto cerchioni cromati e gomme larghe, da essere parcheggiati ben in vista sui marciapiedi davanti al bar, o meglio come seconda macchina di famiglie benestanti per raccogliere i pargoli all’uscita dalla scuola: tant’è che la fila delle auto davanti alle Elementari pareva il parco chiuso della Parigi-Dakar. Quelli che invece intendevano veramente recarsi in alta quota fecero esperienze poco invidiabili con una pletora di guardie volontarie, raccattate tra pensionati restii al Dopolavoro e/o alla Bocciofila, arruolati come i vice-sceriffi del selvaggio West la sera in cui si temeva per il giorno dopo una rapina.
Visto che la mountain bike aveva un aspetto sì aggressivo come una moto, ma prevedeva comunque uno sforzo fisico del conducente, e quindi santificava questo personaggio (neanche fosse più agevole portare una moto da 100 kg. su sentieri e scalini di pietra, invece di una bici da 10 kg.), perché non inventarsi una manifestazione di questo genere, che però si discostasse dalle solite pseudo passeggiate dove migliaia di concorrenti (rigorosamente a coppie) aravano il terreno, peggio degli ecologissimi cavalli, e fare invece una grande competizione dove ognuno potesse misurarsi con sé stesso, ma soprattutto con le difficoltà oggettive di percorsi che spesso salgono e scendono fra i duemila e i tremila metri? Una manifestazione nella quale, come nella Parigi-Dakar da cui ha preso le mosse, contasse di più l’essere riusciti a concluderla nei tempi capestro, che non avere una affermazione in classifica. Quest’ultima poteva essere campo di professionisti o di stranieri super allenati. Fin dalla prima edizione si videro in effetti stranieri da luoghi per quel tempo esotici: russi e cittadini dell’Est, accompagnati ancora da quello che fino a pochi anni prima era la figura del Commissario Politico; tedeschi e mitteleuropei provenienti dalla TransAlp (una pletorica passeggiata per coppie e coppiette che, dalla Germania, scende fino a Riva del Garda); e brasiliani conosciuti sul posto grazie alle spedizioni intorno al mondo di Overland.
Pertanto su queste basi nacque l’Iron Bike che si tenne per la prima volta fra il 21 ed il 28 agosto del 1994, caratterizzata da premi allora faraonici (il primo vinceva una FIAT 500 nuova), l’intervento della RAI, un lunghissimo giro in Francia fino alla Liguria, un numero contenuto di concorrenti (47) che si divisero in due gruppi: uno che viaggiava in classifica e l’altro, soprannominato “Gruppo vacanze Piemonte”, a tre ore di distanza, con tutti i problemi che una cosa del genere poteva generare all’organizzazione.
Vinse con buon margine Danilo Desderi, il pompiere che l’anno prima si era distinto nella TransAlp vincendola in coppia; Cristina Clerico vinse la classifica femminile. Le tappe furono Cuneo-Prazzo-Vars-Vinadio-Casterino-Limone (sotto una vera e propria alluvione, per cui furono tutti ospitati nelle caserme della Panice), ed arrivo a Cuneo. Tutta l’operazione fu resa economicamente possibile dall’intervento della FIAT Ricambi, dalla GE.SPO, un’azienda che si occupava di rally-raid, e dalla Red Devil, uno degli sponsor del Camel Trophy. Erano già presenti molti stranieri russi, argentini e, per la prima volta, furono trasferiti tutti i concorrenti in elicottero dal Vallone di Entracque al pianoro del Sabbione, in Francia.

Per maggiori informazioni visita il sito: ironbike.it.

Se ti piace, condividi!


La Community è presente sia sul nostro Forum sia sul nostro Gruppo Facebook.
Lascia il tuo Like sulla nostra Pagina Facebook per rimanere aggiornato su tutti gli eventi, articoli e news delle ruote grasse.
Vuoi ricevere tutte le NEWS?


Vuoi scrivere un articolo ufficiale su MtbMonza? Leggi come fare.
Vuoi inserire il tuo Evento/Manifestazione/Gara? Scrivici tramite il modulo Contatti.